Autosabotaggio: perché ci mettiamo i bastoni tra le ruote da soli

Perché rimandiamo, litighiamo o rinunciamo proprio quando le cose iniziano ad andare bene.

Il colloquio che avevi preparato per settimane

Ti eri preparato. Avevi studiato l'azienda, provato le risposte, scelto cosa mettere. E la mattina del colloquio ti sei svegliato tardi, hai sbagliato strada, sei arrivato con dieci minuti di ritardo e quella sensazione addosso di aver già perso.

Oppure: la relazione andava bene. Andava davvero bene. E a un certo punto hai iniziato a cercare il difetto, a fare la domanda che sapevi avrebbe fatto male, a rendere difficile una cosa che era semplice.

Se ti è successo, probabilmente ti sei dato dello stupido. È la reazione più comune, ed è anche quella meno utile.

Non è pigrizia, e non è sfortuna

L'autosabotaggio è il comportamento con cui ostacoliamo qualcosa che diciamo di volere. Rimandare la telefonata importante. Litigare la sera prima di un evento che conta. Lasciare a metà un progetto quando sta iniziando a funzionare. Scegliere sistematicamente persone che non sono disponibili.

Dall'esterno sembra incoerenza. Dall'interno si vive come una forza contraria, difficile da nominare, che si attiva proprio quando le cose stanno andando nella direzione giusta.

La chiave per capirlo è questa: quel comportamento sta proteggendo qualcosa.

Nessuno si mette i bastoni tra le ruote per masochismo. Lo si fa perché, da qualche parte, riuscire fa più paura di fallire. E perché fallire per colpa propria fa meno male che fallire dando tutto.

Se arrivo al colloquio in ritardo, non ho perso perché non valgo: ho perso perché ero in ritardo. È una sconfitta che posso reggere. Se invece mi presento preparato, al meglio, e mi dicono di no, allora quel no riguarda me.

Dove si impara

Questi meccanismi non nascono dal nulla. Si formano presto, spesso in famiglia, e in genere avevano senso nel contesto in cui sono nati.

Chi è cresciuto dove l'affetto arrivava solo con i risultati può aver imparato che il proprio valore è sempre in discussione, e da adulto evita di misurarsi, perché ogni prova diventa un giudizio totale.

Chi ha visto un genitore fragile può aver imparato che stare bene significa lasciare indietro qualcuno. E allora resta indietro anche lui, per lealtà.

Da adulti quelle strategie non servono più. Ma continuano a funzionare, in automatico, molto sotto la soglia della consapevolezza.

Perché "basta volerlo" non funziona

A questo punto arriva sempre il consiglio: organizzati meglio, sii più disciplinato, credi in te stesso.

Se bastasse, avrebbe già funzionato. Chi si autosabota di solito ci ha provato, con le liste, gli obiettivi, i buoni propositi. E ogni tentativo fallito aggiunge un giro alla spirale: adesso non sei solo uno che si sabota, sei anche uno che non riesce a smettere.

Il punto è che la forza di volontà agisce sul comportamento visibile. L'autosabotaggio ha radici in una logica diversa, che non risponde agli ordini. Puoi decidere di alzarti alle sei; non puoi decidere di smettere di aver paura di riuscire.

Cosa si può fare

Non si tratta di eliminare quel meccanismo come si toglie un'abitudine. Si tratta di capire a cosa serve, e questo richiede tempo e uno spazio in cui poterci pensare senza doversi difendere.

In un percorso di ascolto clinico ad orientamento psicoanalitico non si parte dal comportamento, ma da ciò che gli sta sotto. Non "come faccio a smettere di rimandare", ma: cosa succederebbe se non rimandassi più? Cosa proteggo, rimandando? Di chi è la voce che dice che non ce la farò?

Sono domande che suonano astratte finché non ci si arriva. Quando ci si arriva, spesso il comportamento cambia da sé, non perché ci si è imposti di cambiarlo, ma perché ha smesso di essere necessario.

Da dove si comincia

Non serve aver capito il proprio meccanismo per iniziare. Spesso è il contrario: si comincia proprio perché si vede l'effetto, le occasioni che saltano, le relazioni che si guastano, senza riuscire a risalire alla causa.

Il primo colloquio serve a mettere in parole qualcosa che finora è rimasto solo un'esperienza confusa. Non c'è niente da preparare.

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La Dott.ssa Caterina Bordoni è psicologa clinica iscritta all'Ordine degli Psicologi della Toscana (n. 8685). Riceve su appuntamento presso lo studio di Massa, in Via Democrazia 19 B, e in videochiamata.

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