Perché il peso dello sguardo degli altri può bloccare i ragazzi e come accompagnarli, come genitori, verso un aiuto.
Di Dott.ssa Caterina Bordoni, psicologa iscritta all'Ordine degli Psicologi della Toscana (n. 8685) · Pubblicato il · Aggiornato il

In breve: un adolescente che si chiude in camera, smette di uscire e evita gli amici non è necessariamente "pigro" o "maleducato": spesso dietro c'è un'angoscia forte legata al giudizio degli altri. Sgridate e punizioni tendono a peggiorare il ritiro. Un primo passo utile è un colloquio dei genitori con una psicologa, che aiuta a capire la situazione e a trovare il modo di coinvolgere il ragazzo.
Passa ore chiuso nella sua stanza, risponde a monosillabi, ha smesso di uscire con il gruppo. Magari ha iniziato a saltare qualche giorno di scuola, o a trovare scuse per non andare a una festa. Per un genitore assistere a questo isolamento progressivo genera preoccupazione, senso di impotenza e, a volte, anche rabbia.
L'adolescenza è un'età in cui il bisogno di spazio personale cresce, ed è sano che un ragazzo voglia momenti per sé. Il segnale da osservare è il cambiamento: quando il ritiro diventa la regola, quando si rinuncia a cose che prima piacevano, quando la paura di uscire o di incontrare i coetanei sembra prendere il sopravvento.
Alcuni segnali che meritano attenzione:
Se compaiono pensieri di farsi del male o di non voler più vivere, non aspettare: rivolgiti subito al medico, al pediatra o al pronto soccorso, e in emergenza chiama il 112.
Nella teoria psicoanalitica lacaniana la dimensione dello sguardo è centrale. L'adolescenza è il momento in cui ci si espone al mondo sociale cercando di capire chi si è: il corpo cambia, cambiano i legami, ci si confronta di continuo con i coetanei. Quando questo incontro diventa troppo minaccioso e ci si sente costantemente osservati, giudicati o inadeguati, la porta chiusa della camera può diventare un rifugio contro l'angoscia di non essere all'altezza.
Leggere il ritiro in questo modo non significa giustificarlo, ma provare a capire che cosa sta proteggendo il ragazzo, per poterlo aiutare a uscirne senza forzature.
Spesso il primo passo è un colloquio con i genitori, per inquadrare la situazione e capire come proporre al ragazzo un incontro senza che lo viva come una punizione. Per i minorenni, il Codice Deontologico degli Psicologi prevede il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale.
Nei colloqui individuali con il ragazzo o la ragazza si lavora rispettando i suoi tempi: dare parola a ciò che fa paura è il modo per renderlo meno ingombrante. Ricevo nello studio di Massa, in Viale Democrazia 19 B, e online in videochiamata.
Per approfondire: fobia scolastica, la fobia scolastica nei ragazzi e ansia e stress.
Per approfondire, alcune fonti istituzionali:
Altre guide: ansia sociale negli adulti, bassa autostima.
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