Perché la mente si accende proprio quando si spegne la luce e cosa si può fare, da subito e nel tempo.
Di Dott.ssa Caterina Bordoni, psicologa iscritta all'Ordine degli Psicologi della Toscana (n. 8685) · Pubblicato il · Aggiornato il

In breve: il rimuginio notturno è un circolo di pensieri ripetitivi che tiene la mente in allerta e rende difficile prendere sonno. Alcune abitudini possono aiutare, come alzarsi dal letto se non si dorme e mettere su carta le preoccupazioni. Se l'insonnia dura da settimane, è bene parlarne con il medico; se dietro c'è un'ansia che non trova parola, un percorso psicologico può aiutare a scioglierla.
Durante il giorno ci si distrae tra lavoro, impegni e commissioni. Poi si va a letto, si spegne la luce e, invece di arrivare il sonno, la mente si accende: si ripensa a una conversazione, si fanno conti, si immaginano scenari. Il petto si stringe, l'orologio avanza e il sonno sembra sempre più lontano.
Di giorno l'attenzione è occupata dagli stimoli esterni. Nel silenzio della notte questi stimoli vengono meno e preoccupazioni, dubbi e questioni rimandate trovano spazio. Si innesca così il rimuginio: la mente cerca soluzioni a problemi che in quel momento non si possono risolvere, e più cerca, più resta in allerta.
Il letto stesso, con il tempo, può diventare il luogo associato alla lotta con i pensieri: basta sdraiarsi perché l'agitazione riparta.
Questi accorgimenti possono dare sollievo, ma non sostituiscono una valutazione. Se l'insonnia è frequente da settimane, o si accompagna ad altri sintomi, parlane con il medico di base.
Se i pensieri notturni tornano sempre sugli stessi temi, spesso stanno indicando qualcosa che di giorno non trova spazio: una scelta rimandata, un conflitto, una perdita, un carico che si porta da soli. Nell'orientamento psicoanalitico lacaniano l'ansia non viene trattata solo come un sintomo da spegnere, ma come un segnale da ascoltare: dare parola a ciò che la alimenta è spesso ciò che permette, alla lunga, di ritrovare un riposo più sereno.
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Per approfondire: ansia e stress, burnout e stress da lavoro e depressione e vuoto emotivo.
Per approfondire, alcune fonti istituzionali:
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