Cosa accade quando l'angoscia arriva al volante, come metterti in sicurezza e perché evitare la guida non risolve il problema.
Di Dott.ssa Caterina Bordoni, psicologa iscritta all'Ordine degli Psicologi della Toscana (n. 8685) · Pubblicato il · Aggiornato il

In breve: un attacco di panico alla guida è un'ondata improvvisa di angoscia con sintomi fisici intensi (cuore accelerato, mani sudate, fiato corto, paura di perdere il controllo). Nell'immediato la priorità è la sicurezza: rallenta, accendi le quattro frecce se serve e accosta appena puoi farlo in un punto sicuro. Se gli episodi si ripetono o inizi a evitare la guida, è il momento di parlarne con un professionista.
Sei al volante sulla A12, in coda sull'Aurelia o fermo a un semaforo. All'improvviso le mani sudano, il cuore accelera e arriva un pensiero che sembra una certezza: «Adesso perdo il controllo e non posso fermarmi». Chi lo ha vissuto sa che non è una semplice preoccupazione: è un'esperienza che toglie il fiato e che spesso lascia, dopo, la paura che possa ripetersi.
Durante un attacco di panico il corpo reagisce come davanti a un pericolo: aumentano battito e respirazione, i muscoli si tendono, l'attenzione si restringe. Respirare in modo rapido e superficiale (iperventilazione) può dare formicolii alle mani, sensazione di testa leggera e vista "ovattata". Sono sensazioni molto spaventose, ma di solito sono proprio la conseguenza dell'attivazione d'allarme, non il segno di un malore imminente.
Alcuni sintomi, come dolore al petto o mancanza di respiro, possono però avere anche cause mediche. Se è la prima volta che li provi, o se sono diversi dal solito, è importante parlarne con il medico di base per escludere cause organiche.
L'auto è uno dei luoghi in cui la sensazione di "non poter uscire" è più forte: in autostrada, in galleria, su un viadotto o in coda non ci si può fermare quando si vuole. A questo si aggiunge la responsabilità della guida e, spesso, la presenza di altre persone in macchina.
Nell'orientamento psicoanalitico lacaniano il sintomo non viene letto solo come un guasto da riparare, ma come qualcosa che parla del soggetto. La guida ha a che fare con l'autonomia, con il controllo, con il muoversi verso una meta: non è raro che l'angoscia si presenti al volante in momenti della vita in cui qualcosa, altrove, sta "sfuggendo di mano". Il lavoro dei colloqui consiste anche nel dare parola a questo legame, che ogni persona vive in modo unico.
Dopo uno o più episodi è comprensibile iniziare a evitare l'autostrada, i tragitti lunghi, le gallerie o la guida da soli. Nel breve periodo l'evitamento dà sollievo, ma con il tempo tende a restringere la vita: si rinuncia a spostamenti, a opportunità di lavoro, a visite a persone care. E la paura, invece di diminuire, si estende spesso a nuove situazioni.
Alcuni segnali che indicano che è utile chiedere aiuto:
Nei colloqui individuali non ci si limita a "tecniche per guidare". Si parte dal racconto degli episodi, dei luoghi e dei momenti in cui compaiono, per arrivare a ciò che l'angoscia sta segnalando nella vita della persona. Dare parola a ciò che fino a quel momento si esprimeva solo attraverso il corpo è spesso il passaggio che permette al sintomo di perdere forza.
Il primo colloquio dura circa 50 minuti, non prevede test standardizzati e non è vincolante: serve a capire insieme se e come proseguire. Per approfondire puoi leggere anche cosa fare durante un attacco di panico e la paura di svenire nei luoghi affollati, oppure la pagina dedicata agli attacchi di panico.
Ricevo nello studio di Massa, in Viale Democrazia 19 B, e online in videochiamata. Per chi si sposta da Carrara o Avenza il tragitto in auto è di circa un quarto d'ora in condizioni di traffico normale; se in questo momento guidare è proprio la difficoltà, i colloqui online possono essere un modo per iniziare.
Per approfondire, alcune fonti istituzionali:
Altre guide: fobie specifiche, tecniche di rilassamento.
Prenota un primo colloquio in studio a Massa o in videochiamata.